Il datore di lavoro può affidare il ruolo di RSPP a un dipendente formato, a un consulente esterno oppure, nelle aziende entro i limiti dell'Allegato II del D.Lgs. 81/2008, svolgerlo personalmente. La legge preferisce il servizio interno e in alcune aziende lo impone. Negli altri casi la scelta dipende da rischio, dimensioni e tempo realmente disponibile.
Cosa fa il RSPP e perché la scelta conta
Il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione coordina il servizio previsto dall'art. 31 del D.Lgs. 81/2008. In base all'art. 33 individua e valuta i fattori di rischio, elabora le misure di prevenzione e le procedure di sicurezza, propone i programmi di informazione e formazione e partecipa alla riunione periodica, obbligatoria nelle aziende con più di 15 lavoratori. È un consulente tecnico del datore di lavoro, non un suo sostituto.
La designazione del RSPP è, insieme alla valutazione dei rischi, uno dei due obblighi che l'art. 17 vieta di delegare. L'art. 31, comma 5, chiarisce anche che affidare il servizio a persone esterne non libera il datore di lavoro dalle sue responsabilità. Chi sceglie un consulente compra competenza e tempo, non un trasferimento di colpe.
La mancata nomina del RSPP è punita dall'art. 55, comma 1, con l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda fino a 9.112,57 euro, ed è tra le gravi violazioni che possono portare alla sospensione dell'attività. Una nomina solo formale, però, non protegge molto di più: in caso di infortunio si guarda a cosa il servizio ha fatto davvero, a partire dal DVR.
Le tre strade: interno, esterno, datore di lavoro
L'art. 31 indica una priorità precisa: il datore di lavoro organizza il servizio di prevenzione e protezione prioritariamente all'interno dell'azienda. Il ricorso a persone o servizi esterni diventa obbligatorio quando in azienda non ci sono dipendenti con i requisiti dell'art. 32. In pratica la gran parte delle piccole imprese non ha queste figure e si rivolge a un RSPP esterno.
Per alcune realtà il servizio interno è obbligatorio per legge (art. 31, comma 6): aziende industriali a rischio di incidente rilevante, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari, aziende che fabbricano o depositano esplosivi e munizioni, aziende industriali con oltre 200 lavoratori, industrie estrattive con oltre 50 lavoratori, strutture di ricovero e cura con oltre 50 lavoratori. Qui la consulenza esterna può affiancare il servizio, non sostituirlo.
La terza strada è l'art. 34: il datore di lavoro svolge direttamente i compiti del servizio nei casi dell'Allegato II, cioè aziende artigiane e industriali fino a 30 lavoratori, aziende agricole e zootecniche fino a 30, aziende della pesca fino a 20 e altre aziende fino a 200 lavoratori. Restano escluse le realtà dell'art. 31, comma 6, per le quali il servizio deve essere interno.
Requisiti e formazione per ogni opzione dopo l'Accordo 2025
La formazione è oggi regolata dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, in vigore dal 19 maggio 2025. Il RSPP, interno o esterno, deve avere almeno il diploma di scuola secondaria superiore e frequentare il Modulo A (28 ore), il Modulo B comune (48 ore), con le eventuali specializzazioni di settore, e il Modulo C (24 ore). L'aggiornamento è di 40 ore ogni cinque anni, 20 per l'ASPP. Alcune lauree tecniche indicate dall'art. 32, comma 5, danno diritto all'esonero da una parte del percorso, mentre il Modulo C resta sempre necessario per chi assume il ruolo di responsabile.
Per il datore di lavoro che svolge i compiti del servizio il nuovo Accordo ha abbandonato i vecchi corsi da 16, 32 o 48 ore per fascia di rischio. Oggi serve il corso per datori di lavoro di 16 ore, a cui si aggiungono un modulo comune di 8 ore e, per agricoltura, pesca, costruzioni e chimico-petrolchimico, un modulo integrativo di settore. L'aggiornamento è di 8 ore ogni cinque anni. Chi aveva già svolto il percorso da datore di lavoro RSPP con le regole precedenti è esonerato dal corso base per datori di lavoro, ma deve rispettare le nuove scadenze di aggiornamento.
Il quadro completo delle novità è nell'articolo sull'Accordo Stato-Regioni 2025. Per chi forma una figura interna il riferimento è il percorso completo RSPP; per il titolare che vuole occuparsene direttamente, il corso datore di lavoro RSPP.
Vantaggi e limiti di ciascuna soluzione
Il RSPP interno conosce processi, persone e turni, è presente ogni giorno e interviene subito sulle segnalazioni. Il costo vero non è solo il centinaio di ore di formazione iniziale e le 40 ore di aggiornamento: è il tempo che quel dipendente toglie alla sua mansione e il rischio di restare scoperti se lascia l'azienda. Spesso è affiancato da consulenti per misure strumentali come rumore, vibrazioni o agenti chimici.
Il RSPP esterno porta esperienza su molte aziende e settori, aggiornamento continuo e una struttura che garantisce continuità se il referente cambia. Il suo limite è la presenza: un consulente che vede l'azienda una volta l'anno produce documenti, non prevenzione. La qualità dipende quasi tutta da ciò che si scrive nel contratto di incarico e da quanto l'azienda coinvolge il consulente nelle decisioni, per esempio prima di acquistare una macchina o modificare un reparto.
Il datore di lavoro RSPP risparmia sulla consulenza e conosce l'attività meglio di chiunque. In cambio concentra su di sé decisioni tecniche e responsabilità, e deve trovare il tempo per aggiornarsi, fare sopralluoghi e collaborare con medico competente e RLS. Funziona nelle microimprese a rischio contenuto, molto meno quando l'organizzazione cresce.
Come scegliere: quattro domande ed esempi pratici
1) L'azienda rientra nei casi dell'art. 31, comma 6? Se sì, il servizio deve essere interno e la scelta è già fatta. 2) Rientra nei limiti dell'Allegato II? Se no, il datore di lavoro non può svolgere il ruolo e resta da scegliere tra interno ed esterno. 3) C'è in organico una persona con i requisiti, o disposta a formarsi, che abbia davvero tempo per il ruolo? 4) Quanto è complesso il rischio: lavorazioni, cantieri, sostanze, numero di sedi?
Esempio A: una ditta artigiana di serramenti con 12 dipendenti rientra nell'Allegato II. Il titolare può formarsi come datore di lavoro RSPP, ma se passa la giornata in trasferta presso i clienti un consulente esterno con sopralluoghi programmati garantisce un presidio più continuo.
Esempio B: una società di servizi con 140 impiegati in due sedi rientra ancora nel limite di 200 lavoratori, ma la gestione di due sedi, appalti e lavoro agile richiede tempo. Qui un ASPP interno formato, che segue la quotidianità, affiancato da un RSPP esterno per valutazioni e riunione periodica, è spesso la combinazione più equilibrata.
Esempio C: un'azienda industriale con 230 dipendenti supera i 200 lavoratori e ricade nell'art. 31, comma 6: il servizio deve essere interno, con un RSPP dipendente. I consulenti possono intervenire su temi specialistici, ma non sostituire il responsabile interno.
Cosa scrivere nel contratto con un RSPP esterno
Se si sceglie la strada esterna, il contratto è lo strumento che separa un servizio reale da una nomina di facciata. Conviene verificare prima i titoli: attestati dei Moduli A, B e C, eventuale specializzazione di settore, aggiornamenti in corso di validità e copertura assicurativa professionale.
1) Numero minimo di sopralluoghi all'anno e per sede, con verbale scritto di ogni visita. 2) Tempi massimi di risposta alle richieste urgenti, per esempio dopo un infortunio o una nuova lavorazione. 3) Partecipazione alla riunione periodica e redazione del verbale. 4) Aggiornamento del DVR quando cambiano processi, attrezzature o organizzazione. 5) Supporto in caso di ispezione e gestione delle prescrizioni.
6) Elenco di ciò che non è incluso e va quotato a parte, come misure strumentali o formazione. 7) Modalità di passaggio di consegne a fine incarico, con la consegna della documentazione storica. Per le aziende del territorio è disponibile anche il servizio di RSPP esterno nel Lazio, con sopralluoghi in sede. Un errore frequente in ispezione è proprio l'assenza di qualsiasi traccia delle visite del consulente: verbali datati e firmati sono la prova che il servizio esiste davvero.