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Guide pratiche

DVR: cos'è il Documento di Valutazione dei Rischi, chi deve averlo e quando aggiornarlo

3 novembre 2025 · 7 minuti di lettura

Il DVR è il documento in cui il datore di lavoro valuta tutti i rischi per la salute e la sicurezza e fissa le misure per ridurli. È obbligatorio dal primo lavoratore, non si delega, va redatto entro 90 giorni dall'avvio di una nuova impresa e rielaborato entro 30 giorni da modifiche significative o infortuni rilevanti.

Cos'è il DVR e perché il datore di lavoro non può delegarlo

Il Documento di Valutazione dei Rischi è previsto dagli articoli 17, 28 e 29 del D.Lgs. 81/2008. Raccoglie la valutazione di tutti i rischi presenti nell'attività, le misure di prevenzione e protezione adottate, il programma di miglioramento e l'organizzazione che deve attuarlo. Dal DVR discendono la formazione dei lavoratori, la sorveglianza sanitaria, la scelta dei DPI e la gestione delle emergenze.

L'art. 17 elenca due soli obblighi che il datore di lavoro non può delegare: la valutazione di tutti i rischi con la conseguente elaborazione del DVR e la designazione del RSPP. Il datore di lavoro può e spesso deve farsi assistere, perché l'art. 29 richiede la collaborazione del RSPP e, dove nominato, del medico competente, oltre alla consultazione preventiva del RLS, ma la responsabilità della valutazione resta sua.

Questa pagina risponde a tre domande: chi deve avere il DVR, cosa deve contenere e quando va aggiornato. Il metodo di lavoro, dal sopralluogo alla firma, è descritto nella guida alla redazione del DVR passo dopo passo.

Chi deve avere il DVR e in quali tempi

Il DVR è obbligatorio per ogni datore di lavoro che abbia almeno un lavoratore nel senso dell'art. 2 del D.Lgs. 81/2008, che guarda all'attività svolta e non al tipo di contratto: dipendenti, soci lavoratori, tirocinanti e altre figure equiparate. Non lo devono redigere il lavoratore autonomo senza collaboratori e i componenti dell'impresa familiare, che hanno però gli obblighi ridotti dell'art. 21 su attrezzature, DPI e tesserino.

Le microimprese non sono esonerate. L'autocertificazione dell'avvenuta valutazione, ammessa in passato per chi occupava fino a 10 lavoratori, è venuta meno nel 2013; oggi l'art. 29, comma 5, rinvia alle procedure standardizzate approvate con il DM 30 novembre 2012 per le aziende fino a 10 lavoratori, e il comma 6 consente di utilizzarle fino a 50 lavoratori, con alcune esclusioni per le attività a rischio particolare.

Per chi avvia una nuova attività l'art. 28, comma 3-bis, richiede una valutazione immediata e la redazione del documento entro novanta giorni dall'inizio. Nel frattempo il datore di lavoro deve dare evidenza delle misure adottate e comunicarle al RLS: aprire un locale e attendere tre mesi senza alcuna misura documentata non è consentito.

I contenuti minimi dell'art. 28

L'art. 28, comma 2, fissa sei contenuti obbligatori: a) la relazione sulla valutazione di tutti i rischi, con i criteri adottati; b) le misure di prevenzione e protezione attuate e i DPI adottati; c) il programma delle misure per migliorare nel tempo i livelli di sicurezza; d) le procedure per attuare le misure e i ruoli dell'organizzazione aziendale che vi provvedono; e) i nominativi di RSPP, RLS o RLST e medico competente che hanno partecipato alla valutazione; f) le mansioni che espongono a rischi specifici e richiedono capacità professionali, esperienza, formazione e addestramento particolari.

La valutazione deve coprire tutti i rischi, compresi quelli che riguardano gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari: stress lavoro-correlato, lavoratrici in gravidanza, differenze di genere, età, provenienza da altri Paesi e tipologia contrattuale. Per molti agenti il Testo Unico richiede valutazioni dedicate che confluiscono nel DVR, come il rischio chimico, la movimentazione manuale dei carichi, il rumore, le vibrazioni e l'incendio.

Il documento deve avere data certa, oppure essere sottoscritto dal datore di lavoro e, ai soli fini della prova della data, da RSPP, RLS o RLST e medico competente se nominato. Va custodito presso l'unità produttiva cui si riferisce, anche su supporto informatico. Quando in azienda operano imprese appaltatrici, ai rischi propri si aggiungono quelli da interferenza, che si gestiscono con il DUVRI, documento distinto ma collegato.

Quando aggiornarlo: le causali e il termine di 30 giorni

Il DVR non ha una scadenza fissa, ma l'art. 29, comma 3, impone di rielaborare la valutazione in quattro casi: modifiche del processo produttivo o dell'organizzazione del lavoro significative per la salute e la sicurezza; evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione; infortuni significativi; risultati della sorveglianza sanitaria che ne evidenzino la necessità.

La norma fissa anche i tempi: il documento va rielaborato entro trenta giorni dalle rispettive causali, e le misure di prevenzione vanno aggiornate di conseguenza. Il datore di lavoro deve inoltre dare immediata evidenza dell'aggiornamento delle misure e comunicarlo al RLS, che va consultato anche nella fase di rielaborazione.

Esempio di calendario: un'officina installa una nuova pressa piegatrice e la mette in funzione il 2 marzo. Entro il 1° aprile il DVR deve contenere la valutazione della nuova attrezzatura, le misure adottate e la formazione e l'addestramento previsti per gli operatori. Un DVR datato di molti anni non è di per sé illegittimo, ma se nel frattempo sono cambiati macchinari, sedi o mansioni è quasi certamente da rielaborare.

Sanzioni: un esempio di calcolo

Gli importi dell'art. 55 sono stati rivalutati del 15,9% nel 2023. L'omessa valutazione dei rischi e la mancata elaborazione del DVR (art. 29, comma 1) sono punite con l'arresto da tre a sei mesi o l'ammenda da 3.559,60 a 9.112,57 euro; l'arresto sale da quattro a otto mesi nelle aziende a rischio particolare indicate dal comma 2, ad esempio quelle con esposizione ad agenti cancerogeni, atmosfere esplosive o amianto, e nei cantieri con più imprese di almeno 200 uomini-giorno.

Anche un DVR incompleto costa. Se mancano le misure, il programma di miglioramento o le procedure (lettere b, c, d) o se il documento non è stato redatto con la consultazione del RLS e i tempi dell'art. 29, l'ammenda va da 2.847,69 a 5.695,36 euro; se la relazione è priva dei criteri o mancano le mansioni a rischio specifico (lettere a e f), va da 1.423,83 a 2.847,69 euro.

Esempio: in ispezione emerge che un'azienda non ha mai redatto il DVR. L'organo di vigilanza impartisce una prescrizione ai sensi del D.Lgs. 758/1994 con un termine per redigerlo; se l'azienda adempie, il reato si estingue pagando un quarto del massimo dell'ammenda, cioè 2.278,14 euro. Senza adempimento il procedimento penale prosegue. Il funzionamento delle prescrizioni è spiegato nella guida alle sanzioni sulla sicurezza sul lavoro.

Gli errori tipici che emergono in ispezione

1) DVR generico, copiato da un modello o da un'altra azienda, che non descrive le mansioni reali né i luoghi effettivi. 2) Documento mai rielaborato dopo nuove attrezzature, un trasloco o un infortunio. 3) Data certa assente o firme mancanti, che rendono impossibile dimostrare quando la valutazione è stata fatta.

4) Rischi trasversali dimenticati, in particolare stress lavoro-correlato e tutela delle lavoratrici in gravidanza. 5) Misure scritte ma non attuate, ad esempio corsi indicati nel programma e mai svolti, che l'ispettore verifica confrontando il DVR con gli attestati. 6) Valutazioni specifiche, come rumore o chimico, senza misurazioni o con dati non aggiornati.

7) Nessun legame tra DVR e protocollo sanitario, mentre la sorveglianza sanitaria deve seguire i rischi valutati. Per prepararsi a un controllo è utile l'articolo su come prepararsi alle ispezioni ASL e dell'Ispettorato; per la redazione o la revisione del documento con sopralluogo tecnico è disponibile il nostro servizio DVR.

Domande frequenti

No, la legge non fissa una scadenza periodica. L'art. 29, comma 3, del D.Lgs. 81/2008 impone però di rielaborarlo entro trenta giorni da modifiche significative del processo produttivo o dell'organizzazione, da evoluzioni della tecnica, da infortuni significativi o da esiti della sorveglianza sanitaria. Nella pratica è buona norma rivederlo almeno quando cambiano attrezzature, sedi o mansioni.

Sì. L'obbligo scatta dal primo lavoratore, inclusi soci lavoratori e tirocinanti. Le aziende fino a 10 lavoratori possono basare la valutazione sulle procedure standardizzate del DM 30 novembre 2012, ma devono comunque produrre un documento completo. L'autocertificazione della valutazione non è più ammessa dal 2013.

Il DVR è firmato dal datore di lavoro, che ne è l'unico responsabile. Per attestare la data certa l'art. 28 prevede anche la sottoscrizione di RSPP, RLS o RLST e medico competente, se nominato. La loro firma serve a provare la data e la partecipazione al processo, non trasferisce la responsabilità della valutazione.

L'art. 28, comma 3-bis, concede novanta giorni dall'inizio dell'attività per elaborare il documento. La valutazione dei rischi deve però essere immediata: nel frattempo il datore di lavoro deve dare evidenza documentale delle misure adottate e comunicarle al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

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