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Sanzioni per formazione sicurezza mancante: cosa rischia il datore di lavoro

6 ottobre 2025 · 6 minuti di lettura

Arresto fino a quattro mesi o ammenda fino a 6.877 euro per la mancata formazione di lavoratori, preposti e RLS: le sanzioni dell'art. 55 del D.Lgs. 81/2008, come funzionano le prescrizioni degli ispettori e cosa succede in caso di infortunio.

La formazione mancata è un reato, non una semplice multa

Molti datori di lavoro pensano che la formazione mancante comporti al massimo una sanzione amministrativa. Non è così: la violazione degli obblighi formativi previsti dall'art. 37 del D.Lgs. 81/2008 è un reato contravvenzionale, punito dall'art. 55 comma 5 lettera c) con l'arresto da due a quattro mesi o con l'ammenda da 1.474,21 a 6.388,23 euro (importi rivalutati periodicamente con decreto ministeriale).

La sanzione colpisce il datore di lavoro e il dirigente per la mancata formazione di lavoratori, preposti e dei lavoratori incaricati delle emergenze (antincendio e primo soccorso). Per la mancata formazione del RLS è prevista una sanzione autonoma, dello stesso tenore.

È importante capire che si tratta di sanzioni per ogni fattispecie violata: un'azienda con lavoratori non formati, preposti senza corso e nessun addetto antincendio designato e formato cumula più violazioni, con importi complessivi che possono superare rapidamente le decine di migliaia di euro.

Come funziona il controllo ispettivo e la prescrizione

I controlli sono svolti dall'Ispettorato Nazionale del Lavoro e dai servizi di prevenzione delle ASL. In caso di violazione, l'organo di vigilanza impartisce una prescrizione obbligatoria ai sensi del D.Lgs. 758/1994: fissa un termine per regolarizzare (formare i lavoratori, designare e formare gli addetti) e ammette il datore di lavoro al pagamento in sede amministrativa di un quarto del massimo dell'ammenda.

Se il datore di lavoro adempie nei termini e paga, il reato si estingue. Se non adempie, la notizia di reato prosegue il suo corso in Procura e si va verso il procedimento penale. La prescrizione è quindi un'opportunità, ma la vera convenienza è non arrivarci: il costo della regolarizzazione forzata, tra sanzione e formazione da organizzare in urgenza, supera sempre quello della formazione pianificata.

Lo scenario peggiore: l'infortunio con lavoratore non formato

Il quadro cambia radicalmente se si verifica un infortunio e il lavoratore coinvolto non era formato. In quel caso la mancata formazione diventa un elemento centrale nell'accertamento delle responsabilità penali per lesioni colpose (art. 590 c.p.) o omicidio colposo (art. 589 c.p.) aggravati dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

La giurisprudenza della Cassazione è costante: la formazione è una misura di prevenzione primaria e la sua omissione interrompe raramente il nesso causale, anche quando il lavoratore ha commesso un'imprudenza. A ciò si aggiunge la possibile responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, con sanzioni pecuniarie e interdittive a carico della società, e l'azione di regresso dell'INAIL per le prestazioni erogate all'infortunato.

Anche sul piano civilistico e assicurativo la formazione documentata è decisiva: dimostrare di aver formato, informato e addestrato il lavoratore è la prima linea di difesa del datore di lavoro.

Mettersi in regola conviene: da dove cominciare

Il primo passo è una ricognizione: elenco del personale, ruoli effettivi (attenzione ai preposti di fatto), attestati esistenti e relative scadenze. Il secondo è colmare le lacune partendo dalle posizioni più esposte: lavoratori mai formati, preposti senza formazione aggiuntiva, squadre di emergenza incomplete.

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